Ausgewanderung, Teil 2: risoluzioni.

La franchigia sui bagagli è di 20 kg. Volendo portare un paio di completi seri, tre camicie, due paia di jeans e delle magliette regalatemi da persone a cui tengo, non c'è spazio per la metà dei libri senza i quali sarei una persona diversa da quella che sono: fino a ieri pensavo di inscatolarli, e portarli in Germania in un secondo momento; senonché in gran parte si tratta di traduzioni che volevo leggere prima o poi in originale. A questo punto, tanto vale eliminare tutti i possibili motivi di nostalgia: porto solo l'indispensabile, il resto lo regalo. Di conseguenza, sto facendo mucchietti di libri da circa un'ora, e nella mia stanza in questo momento c'è un minacciosissimo blob di cellulosa pronto ad assalire l'incauto avventore.

Porterò con me:
- Ciò che mi serve per la tesi;
- I libri di testo per gli esami che ancora devo dare;
- Tutto Calvino; qualcosa di Primo Levi;
- Un paio di cose di cui ho bisogno per ciò che sto scrivendo;
- Le cose che mi hanno regalato.

Ho provato a mettere tutto in valigia: quindici chili, e c'è ancora spazipo per i completi - vorrà dire che il resto lo presserò nel bagaglio a mano.

Per il resto, tutto sta a recuperare le persone a cui ho destinato i mucchietti. Che poi pensavo anche di darli in bibilioteca ma come puoi lasciare, non so, John Bart in biblioteca, rischiando che nessuno lo legga? E poi, i miei libri voglio che li abbia qualcuno che li apprezzi come me, e qualcuno che li apprezza come me dopo averli apprezzati deve averli: quindi, a questo punto, meglio evitargli la spesa.

Comunque, sugli scaffali non sembravano così tanti.
scritto da: myfunny alle 17:22 del venerdì, 13 giugno 2008

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Ausgewanderung, Teil 1.

Ho il biglietto.

Avevo questa idea romantica, del viaggio in treno: avrei fatto tappa a Vienna, avrei rivisto la stazione ferroviaria più bella del mondo; inoltre sarebbe stato qualcosa di più dolce, graduale - di chi era quell'articolo, o saggio breve, in cui si parlava dello spostarsi in aereo come del movimento tra due spazi identici? E poi, insomma, vai a Berlino alla ricerca della Repubblica di Weimar con la easyjet?

Eh, pare che sì. Avrei speso, per andarci in treno, metà del capitale che avevo pianificato di portare con me: al checkout di Schoenefeld avrò meno possibilità di incontrare Marlene Dietrich ad aspettarmi di quante ne avrei al capolinea, ma sarebbe piuttosto umiliante farmi offrire la cena da lei, non trovate?

Mancano venti giorni.
scritto da: myfunny alle 19:20 del giovedì, 12 giugno 2008

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Philip Roth in una frase.

"Si nasce per vivere, e invece si muore."

(Liberamente tratta da Everyman, che compratelo, eh, che c'è lo sconto sui tascabili einaudi e viene tipo sei euri.)
scritto da: myfunny alle 17:52 del mercoledì, 04 giugno 2008

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no, davvero, uno non vuole vantarsi.

Però, come dire, domani vado a vedere Nick Cave. Cioè, Nick Cave, 'presente? Ebbene, domani vado a vederlo. Sarà indelicato nei confronti di coloro i quali domani fanno tantissime cose, magari estremamente interessanti, ma non vedono Nick Cave, ma ritengo opportuno ribadirlo: domani vado a vedere Nick Cave. Nick Cave. Parliamone, un attimo. Esaminiamo la questione sotto tutti i punti di vista, sotto tutte le prospettive, senza tralasciarne alcuna implicazione. Partiamo da un'analisi virgolette oggettiva, diciamo pragmatica, a tratti rortiana: c'è Nick Cave, che fa un concerto, domani: tra il pubblico, be', ci sono io! Capite? "Perché sei lì?", potrebbe chiedere uno sprovveduto. Ebbene, risponderei, sono lì per vedere Nick Cave.
scritto da: myfunny alle 03:26 del domenica, 01 giugno 2008

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Un sito senza il quale si sopravvive ma, giacché c'è.

Cassette from my ex l'ho scoperto tramite la mailing list di stephinsongs. È un sito che raccoglie le cassettine fatte da ex di personaggi più o meno famosi del mondo della musica e dell'editoria; con la scansione delle cassettine, lo streaming della loro sbobinatura, la tracklist e qualche parola su chi ha fatto quella cassetta,n e su cosa si ascoltava al momento. Qui c'è quella di Claudia Gonson, pianista, percussionista e cantante dei magnetic fielda.
scritto da: myfunny alle 23:42 del martedì, 27 maggio 2008

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Bamboozled, di Spike Lee, uscito nel 2000.

Io ho dei limiti estetici quasi insuperabili. Ad esempio, non sopporto l'estetica hip-hop. Non posso farci niente, è più forte di me - e no, non cadrò tanto in basso da giustificarmi dicendo cose come "ho mezza discografia di Nina Simone, quindi non sono razzista". Questo per spiegare in due parole perché, pur riconoscendo tutti i meriti immaginabili a "Fa' la cosa giusta" - l'unico film di Spike Lee che ho visto prima di questa sera - e, pur avendo passato dei pomeriggi eccitanti studiandolo (parte dell'esame di letteraura angloamericana), non posso dire di aver passato le due ore più piacevoli della mia vita guardandolo.

E insomma, questo il mio rapporto con Spike Lee fino a tre ore fa. Vi pare normale che l'argomento del titolo compaia nel primo paragrafo solo in un post su dieci, a proposito non so di cosa?

Il rapporto è mutato da una profonda stima ad una grande ammirazione con questo Bamboozled. Davvero, dopo il prossimo punto ne parlo. Intendevo questo.

200px-Bamboozled-2000-posterimgDi cosa parla Bamboozled.
C'è uno sceneggiatore afroamericano harvardoso, Pierre Delacroix, che lavora per un grande network terrestre statunitense, che da bravo network terrestre statunitense è in crisi a causa di internet, del cavo, del satellite, e di tutte queste cose che mettono in crisi i network tradizionali. Scrive soggetti su serie ambientate in famiglie afroamericane upper-class, che vengono regolarmente rifiutati dalla produzione. Ad un certo punto, asfissiato dalle pressioni del proprio capo che insiste sulla necessità di continuare a proporre lo stereotipo del nero del ghetto, più riconoscibile e più amato, gli propone provocatoriamente di mettere su un minstrel show - avete presente? Con bianchi o neri truccati da neri che fanno balli da neri e sono stupidi e sfaticati, spettacoli del genere sono stati molto popolari in america fino agli anni '40; qui in Italia, invece, fino a dieci anni fa le stesse immagini apparivano su alcune confezioni di caffé e nella réclame della Saila, ma figurati se dobbiamo sentirci in colpa. (Per quello che se ne esce sempre à la cazzo: l'ultima frase era sarcastica).
Senonché, l'idea piace, e due ragazzi che si esibivano sotto la sede degli studios vengono assoldati come protagonisti. Lo show genera tutte le controversie del caso, il finale sembra tragico ma si rivela ancora più tragico, le cose sono molto più complicate, è pieno di personaggi splendidi, ma ora basta con la trama che a raccontare i film non sono bravo e non vorrei rovinarlo.

Come e perché Bamboozled è un filmone. Fermo restando che il protagonista è Dio, Bamboozled sarebbe una di quelle cose in cui c'è uno spettacolo dentro uno spettacolo, e spettacolo.1 e spettacolo.2 si scambiano di ruolo; e a questo punto sarebbe banale. Sarebbe quella cosa lì, ma infarcita di citazioni, autocitazioni, ironia e palpebre a mezz'asta, e a questo punto sarebbe meno banale ma non abbastanza originale da evitare che lo stesso anno ne uscissero altri cinque. Poi, sì, c'è un giudizio sarcastico su tutto questo, ma se ci si fermasse qui Spike Lee somiglierebbe un po' a chi, da una collinetta, guarda e studia tutti quelli che fotografano il Pagliaio più fotografato d'America.
La cosa che lo rende interessante è che il film è profondamente anti-ironia. Ovvero, avete presente tutto questo disprezzo, da parte dello stesso hypetariato (ho creato la parola più bella del mese! lasciatemi il vostro indirizzo, vi mando il post autografato) che vent'anni fa lo promuoveva, del politically correct? Avete presente questa gente che si ritiene supercool e smaliziata parlando di "negri", dato che tanto non è razzista perché non vedi che ha gli occhiali in plastica? Ecco. Il film cerca disperatamente di ricordare che ai significati sono attaccati dei significanti. E riesce in pieno nel suo intento usando lo stesso linguaggio dissacrante, lo stesso bombardamento di riferimenti e di connotazioni che, pian piano, hanno separato queste due cose.
E la gradualità, in questo processo, è impressionante: si parte dai simboli - nella prima parte del film, sembra di stare in un romanzo di DeLillo: simboli, simboli, simboli; e la realtà sta lì perché altrimenti non si sapeva dove posarli - per arrivare gradualmente ad una realtà che, però, non può permettersi di manifestarsi se non prima di essere passata nello spettacolo (cfr. l'ultima esibizione di Manray). E alla fine, nella carrellata di episodi tratti da pellicole d'epoca che mostrano il personaggio nero al pieno della sua negritudine a misura di bianco, ci si rende conto con una forza incredibile di come certi simboli ed un certo immaginario avevano a che fare con la realtà, e di come tale immaginario fosse potente e violento.

Wow, questo era quasi accademico, mi sa che lo linko alla professoressa.

Ah, nota all'edizione italiana. Mio dio che pena. Al di là della copertina, che nella nostra sembra presentare un film d'azione; al di là dei doppiatori: la traduzione è orrenda, ed orrendamente didascalica. Fatevi del bene, e se masticate un po' d'inglese al limite vedetelo con i sottotitoli, ma state attenti ogni volta che i sottotitoli fanno parlare i personaggi di colore come se dovessero continuamente ricordarsi a vicenda di esserlo (insomma, il film parla anche di questo, ma intendo frasi come "devi ricordare le sofferenze del nostro popolo, di noi neri, capisci, neri, in quanto non siamo bianchi" o poco meno) perché nei dialoghi originali stan dicendo altro.

Bacini.
scritto da: myfunny alle 01:56 del giovedì, 22 maggio 2008

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Anobii, ovvero Guardatevi dai vostri vicini.

Sapevate che ho un account su anobii? Be', sapevatelo. Sui nickname ho la stessa fantasia che Paul Auster ha sui personaggi, quindi se mi cercate lì sapete come trovarmi.

Anobii è uno di quei servizi web 2.0 che lentamente minacciano di estinzione lo spazio disco sui server del pianeta: in questo caso, aggrega esseri umani sulla base delle loro letture. Un po' quello che last.fm fa con la musica, con l'evidente svantaggio che non esistono plugin per rendere automatico il processo, e di conseguenza vedi questi tipi che in mezzo a tonnellate di Palahniuck, Ammaniti, Evangelisti e Stephen King mettono due o tre Tolstoij, o il Trattato Logico-Filosofico, e si aspettano che tu gli creda - in ogni caso, sono meno di quanti credevo.

L'interfaccia non è tra le più intuitive, ci ho messo un'oretta per familiarizzarvi; una volta capita la meccanica è però molto semplice da usare. I libri letti possono essere inseriti attraverso titolo, autore o codice isbn: avevo pensato di inserire soltanto quelli letti dalla creazione dell'account in poi, poi ho detto 'fanculo, e ho aggiunto tutti quelli dello scaffale più vicino al computer - solo quelli di narrativa, in ogni caso: sia perché non volevo fare troppo lo sborone appena arrivato, sia perché la maggior parte dei libri di linguistica, semiotica e scienze cognitive che ho sono scritti da autori che detesto, e non voglio trovarmi tra i vicini, che so, un fan di Rorty.

C'è una messaggeria pubblica ed una privata, come in ogni social network: in modo da poter dire in pubblico "Uh, anche lei è un'appassionata di Joyce" e contestualmente, in privato, "Sai come amava fare sesso, Joyce? Lasciami il numero e te lo spiego", in modo da perdere la faccia, eventualmente, solo con la destinataria del messaggio e non con tutti i visitatori del suo profilo quando questa ti risponde con una frase sarcastica e spiazzante che non è riuscita a venirmi in mente mentre scrivevo "questa ti risponde con...", quindi insomma potete inventarla voi a vostro piacere.

Insomma, la cosa è molto last.fm: ora che ho dei vicini, posso andare a spulciare nella loro libreria per vedere se c'è qualcosa che m'ispira ed eventualmente andarlo a prendere in libreria. Ora, giacché ci avviciniamo al tema caldo, ovvero i vicini e le relative problematiche, mi conviene spiegare in breve alcune altre funzioni. Ad esempio, i commenti sui libri: puoi aggiungerli direttamente quando aggiungi un libro, ed appaiono sia nella tua libreria che nella pagina dedicata al libro in questione: è molto utile, in quanto ad esempio se, nella pagina dedicata a Pastorale Americana qualcuno sostiene che "Il ritmo è lento, in alcuni punti molto ripetitivo, con descrizioni troppo lunghe...", puoi andare sulla sua pagina, vedere le cinque stelline a Gomorra, e andare a dormire tranquillo. L'altra funzione è la possibilità di vendere o scambiare i propri libri, la cito perché c'è ma non credo la userò mai - sono il tipo che se prende un libro in prestito, ne compra una copia per sé prima di restituirlo.

Ora, i miei vicini. Roba che ad Erba ne hanno di migliori. Ad esempio, vi pare che praticamente tutti, con un paio d'eccezioni, hanno dato il massimo dei voti a "Se non ti piace dillo - il sesso ai tempi dell'happy hour"? Perché sono miei vicini? Voglio trasferirmi. Cos'hanno, che ho anch'io? Updike, tipo, ma leggono solo le pagine più piquant per parlarne con le colleghe più open minded tra un appletini, una risata imbarazzata e qualche altro termine da mettere in corsivo? Poi, va bene, ho tre o quattro libri di Palahniuk, ma siamo sicuri che sia un peccato così grave da meritarmi delle fan della Santacroce alla porta accanto?

Uddea, però insomma, non è un granché come post promozionale. A onor del vero, ho due o tre vicini con cui potrei anche condividere un appartamento, a patto che sia abbastanza grande, e grazie ai quali ho ricordato di aver dimenticato di prendere tutta una serie di libri.

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Edit: ecco, mai parlare troppo tardi. Ho appena visto un mio vicino descrivere Avverbi di Handler (che se non l'avete letto non vorrei essere al vostro posto quando, in punto di morte, stilerete la sista dei libri non letti) con le parole "
noia e prestestuosità!".
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Altro edit: la tipa di cui sopra legge Baricco.
scritto da: myfunny alle 18:19 del mercoledì, 21 maggio 2008

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Io non ho nulla contro le soubrettes.

Davvero. Alcune delle mie migliori amiche sono soubrettes. Credo che per delle donne intelligentissime, coltissime, che accidentalmente si trovano ad essere belle per i canoni televisivi, sia una buona idea fare la soubrette, guadagnando una certa quantità di denaro da spendere in seguito, dedicandosi alle attività che da sempre sono state loro a cuore. Anch'io farei il modello, se potessi.

E secondo me la televisione è piena di queste figure, che mentre sorridono alla telecamera pensano pensieri come "mio dio, chissà quanti idioti si staranno sciogliendo per questo sorriso". Naturalmente, non sarà per tutte così. Esisteranno delle soubrettes che in effetti sono stupide. A questo punto, ci sono una notizia buona ed una cattiva:

Quella buona è che, per cinque anni, in tv ci sarà una soubrette in meno appartenente a questa seconda categoria.

Quella cattiva è che Mara Carfagna è Ministro delle Pari Opportunità.

Che poi, per fugare ogni dubbio di tutti coloro che temevano di avere una soubrette intelligente in meno alla tele, l'altroieri dichiara all'Adkronos: "In occasione della Giornata mondiale contro l'Omofobia, ribadisco il convincimento mio personale e delle istituzioni governative che in una società evoluta non c'è spazio per ogni tipo di discriminazione; pertanto anche l'omofobia va contrastata con la forza dell'educazione civica e del rispetto. A questo atteggiamento deve corrispondere la sobrietà delle manifestazioni della comunità omosessuale che non dovrebbe mai scendere nell'esibizionismo e nel folklore".

Frase alla quale si può replicare in due modi.

Ecco quello facile:

mara1
Ed ecco quello meno facile. Cosa vuol dire che "non c'è spazio per ogni tipo di discriminazione"? Che le dichiarazioni omofobe e razziste di buona parte dell'attuale maggioranza hanno tolto lo spazio, ad esempio, alla discriminazione delle persone calve? Nel caso, posso crederti.

Poi, al di là che quel "a questo" (quale?) "atteggiamento deve corrispondere", che sembra anche vagamente minatorio, che cosa v uol dire una frase del genere? Se lei può esibire il suo corpo quando vuole, in atteggiamenti evidentemente folkloristici - qualunque cosa questa parola significhi per lei, perché un a un frocio non dovrebbe essere permesso?

E il rispetto, non dovrebbe tradursi nel riconoscimento di diritti?

Ecco la frase della Carfagna tradotta: "Basta che non vi fate vedere troppo in giro, potete essere froci senza che Calderoli vi sputi addosso".

È finita qui?

Ma certo che no.

Ha dichiarato ieri (link) che non patrocinerà, da Ministra delle Pari Opportunità, il gay pride nazionale del 28 giugno a Bologna, in quanto, spiega "Penso che l'unico obiettivo dei Gay Pride sia quello di arrivare al riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali". Che è assolutamente un no-no, ma in compenso non è vero che i gay le stanno antipatici: in un impeto liberal, trova addirittura il coraggio di dirsi "pronta a sollecitare il nostro ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite perché si faccia portavoce della richiesta della depenalizzazione universale dell'omosessualità".

Troppa grazia.
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Mea culpa, mea maxima culpa: sbagliai immaginina, come notato da Marco nel commento, e degradai un'innocente Aida Yespica al ruolo di parlamentare PdL. Ho provveduto subito a cambiare la foto. Scusmi tantissimo, e hasta siempre, Ai'!
scritto da: myfunny alle 21:33 del lunedì, 19 maggio 2008

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A grande richiesta (?), i nuovi limericks di myfunny.

Questa volta sono in inglese, ma per non rendermi la cosa troppo facile li ho scritti tutti a tema web.

There was an old man on usenet
admin of it.mood-dot-upset
  when some pointed out
  there was no such a crowd
he replied "that's why i'm so sad".

There was a young brat on myspace
with thousands of pics of her face
  but none of her breast
  so she had just three friends
that unlucky brat on myspace.

A young gothic girl on lj
whose only pastime was complaint
   when asked by her friend
   where her sunny side went
said "i've got a happy girl fake".
scritto da: myfunny alle 23:07 del venerdì, 09 maggio 2008

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Cose che valgono la pena di essere ascoltate: Laura Marling.

Laura Marling ha suonato, il primo maggio scorso, al Circolo degli Artisti di Roma, in apertura ad Adam Green. Siamo andati in tre: io, bene (ospite adorabile, se dovete fermarvi a Roma ve la consiglio. Ah, dato che l'ironia non è il pane quotidiano di molti dei miei visitatori: sto scherzando. Cioè, sono stato come a casa seppure eravamo stipati in tre letti in una stanza che a stento poteva contenere tre persone in piedi, e molto magre; ma ecco scherzavo sull'invito. Non sia mai che si trova la casella di posta instasata e se la prende con me. Ora chiudo la parentesi, eh. Solo un attimo. Ecco, mi sento pronto) e anna-spero-di-non-toppare-la-seconda-parte-del-nome-laura. In realtà, data la concomitanza con il megaconcertone gratuito, covavamo la segreta speranza di essere effettivamente in tre al circolo: tanto segreta quanto vana, ma l'universo ha avuto modo di farsi perdonare, innanzitutto facendoci arrivare in ritardo rispetto a Le luci della centrale elettrica; che è uno di quei gruppi italiani che fa cose tendenzialmente pop, un po' depressoidi, e rifugge la metrica nei testi. Che insomma, liberissimi di fare spoken word, ma vedete di prendere una qualche decisione.

ScreenshotIl post non dev'essere su me, su cosa penso dell'ospitalità di benedetta, su come sono acuti i miei giudizi ma su Laura Marling. Quindi, basta manfrine.

Laura Marling, inglese, ha diciotto anni, e ne dimostra a stento la metà, a vederla. Sul palco ha un paio di jeans, dei capelli biondissimi corti pettinati come quelli di un bambino, una maglietta bianca con le maniche arrotolate sulle spalle. Sarebbe stata la più alta della sua classe, a scuola, ma solo a patto di studiare a puffolandia. Ora, accade che avevo ascoltato il suo ultimo disco, alas i cannot swim, solo distrattamente: mi ero reso conto che aveva una bella voce, e che la usava in modo buffo (tra il soul e il folk irlandese, indulgente in giochini e vibrato ma assolutamente non stucchevole). È sul palco son un gruppino ben fornito: un violinista, un tastierista-percussionista, un chitarrista, un bassista, ed un batterista che guadagnerà tutta la mia stima quando prenderà in mano un ukulele.

Ebbene, ha una voce incredibile. Dopo averla vista pensavo che non avrebbe reso, dal vivo: quanto mi sono ricreduto; è il disco a non rendere.

Suona un bel po', tra cose che somigliano molto a quadriglie e folk delle due coste dell'Atlantico. Lei sta più o meno immobile, e guarda dritta diritto a sé: tra l'aria un po' inquietante à la villaggio dei dannati data dai capelli, il pallore e lo sguardo e il calore della sua voce c'è qualunque cosa. Successivamente, ho scoperto che anche i testi sono davvero belli: tra poco ne parlo, prima vorrei riuscire a rendere l'idea di cos'è stato il concerto.

Ah, ecco: quante volte vi è capitato di vedere dal vivo qualcuno che non avevate mai sentito e, a distanza di giorni, di ascoltare il disco e ricordare i momenti in cui ha i pezzi lì dentro? A me, prima di questa, una sola. È la cosa è che tra cross your finger e l'interludio in crescendo you crawled into the sea non solo ricordo perfettamente il concerto, ma quasi ne rivivo l'intenistà.

Ed ora, sui testi. Eh. Per la voce, la cosa di dire "allucinante per una diciottenne" ci può stare. Per i testi, no. Son bellissimi e basta.

he used to be a singer in a rock and roll band
he would write the songs and i'd tremble at his hand but oh, la laa
he lost poetic ethic and his songs were pathetic, and he's a failure now
 
he used to be the life and soul of everyone around
you'd never catch him looking up and never see him down but oh, la laa
he couldnt raise a smile oh not for a while and he's a failure now
 
dont cry child, you've got so much more to live for
dont cry child, you've got something i would die for
and if it come to the rain, just be glad you'll smile again
cause so many dont.
and so many go unamed
 
people push right past me shouting various claims
a preacher pushes me a side and asked to wash my sins i said no, la laa
if he made me in his image, then hes a failure too
and i used to need a couple o people keep my head down
now i need a whole lot more to keep me on the ground but oh, la laa
i gave up something and i gave it up for nothing and i am failure now
 
dont cry child, you've got so much more to live for
dont cry child, you've got something i would die for
and if it come to the rain, just be glad you'll smile again
cause so many dont.
and so many go unamed

Ah: sul suo sito, nella sezione bio, in basso, ci sono molte cose da ascoltare in streaming. Tap at my window è, IMHO, un bel pezzo per cominciare.

scritto da: myfunny alle 18:38 del giovedì, 08 maggio 2008

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angolino in alto a sinistra.

cosa sono.

Utente: myfunny
"non sono narcicista. se fossi vissuto in Grecia, di certo non sarei stato Narciso".
"no? e chi saresti stato?"
"Zeus".
(woody allen)

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- avluela.

cose.

questo blog non rappresenta una testata giornalistica bla bla bla nessuna periodicità bla bla ai sensi della legge eccetera.
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